domenica, marzo 05, 2006

Se fate testamento, potrete donare anche gli organi


(i testi dei links offerti sono disponibili a richiesta, in caso di decandenza delle pagine a cui si rimanda)
Scienza e Chiesa a confronto, ancora una volta; il pomo della discordia stavolta è il TESTAMENTO BIOLOGICO. Da quando è stata diffusa la notizia 4 giorni fa, sembra si sia acceso un dibattito vivo sulla questione della donazione degli organi. Non che sia un argomento nuovo, ma quel che ha di nuovo è l'idea del professor Umberto Veronesi (foto a lato), orgoglio della scienza e dell'oncologia italiana nel mondo, di diffondere «un registro per depositare il proprio testamento biologico, in modo da far prendere al malato la decisione contro un eventuale accanimento terapeutico». Nel dettare le nostre ultime volontà, insomma, dovremmo poter decidere anche della sorte dei nostri organi interni, con l'aiuto di «un gruppo di giuristi che faranno da garanti» delle volontà dichiarate.
Ancora una volta la scienza ha un'intuizione (nobile nelle intenzioni, ma a mio avviso discutibile sotto l'aspetto etico e morale) e la mette a disposizione dell'uomo, consapevole della propria missione di fornire tutti gli strumenti materiali, per migliorare quel che la nostra cultura definisce come la "qualità della vita".
Da una parte l'idea di consentire all'individuo la possibilità di sottrarsi ad un accanimento terapeutico che la scienza stessa detterebbe come necessario, fa pensare ad un "dietro front" scientifico che rimette alla coscienza di ognuno la possibilità di scegliere e questo è tanto, almeno in considerazione del fatto che per una volta gli scienziati antepongono le ragioni della coscienza a quelle della scienza (ed è anche di più se si considera che ammettono l'esistenza di una coscienza, come entità degna di rispetto).
Dall'altra restano tutti i dubbi relativi al fatto di poter disporre come meglio si crede di quel che è un involucro materiale di qualcosa di spirituale che la stessa scienza, oggi, decide di rispettare. Si vede la contraddizione?
Insomma la scienza chiede al diritto, ancora una volta, di legittimare quel che la Chiesa negherebbe nella maniera più decisa, ponendosi, tra l'altro, come elemento di contrasto tra le due realtà. Di fatti il dibattito resterà aperto e le posizioni della Santa Sede al riguardo saranno chiarite, ma già il cardinale Ersilio Tonini (nella foto) si pone in maniera fermamente prudente, partecipando alla tavola rotonda organizzata dal Comitato scienza e diritto della Fondazione Umberto Veronesi. In quella sede ha affermato che «Finché l'individuo chiede nel testamento biologico quale assistenza e cure vuole ricevere e quali no, è libero di farlo, ma non si può accettare che possa chiedere l'eutanasia - questo, secondo il Cardinale, è il rischio più forte - e lo Stato stesso non potrà dare valore giuridico a tale richiesta rimanendo innocente. Può lo Stato ammettere l'uccisione di un cittadino? Qui non c'entra la religione. Lo Stato non potrà mai autorizzare la violenza rimanendo innocente, come nel caso di una eventuale autorizzazione dell'eutanasia. Si dice che la malattia tolga la dignità, ma dicendo questo si perde lo stesso concetto di dignità umana. Qualcuno però deve ricordare che la vita è sacra; lasciate che ci sia qualcuno che abbia un'altra voce e non pensate che per questo sia un nemico del progresso umano».
Da cattolico, non posso non appoggiare su tutta la linea le parole del cardinal Tonini, in coscienza posso solo ricordare che già alcuni anni fa (tutti lo ricorderanno) il Governo Italiano diffuse a tutti una tessera su cui dichiarare liberamente con una "X" sul SI o sul NO, di consentire dopo la morte l'espianto dei propri organi interni a scopo di trapianto. Io l'ho compilata in ogni sua parte, meno che per quel che riguarda la fatidica "X", conservando la tessera nel portafogli in attesa di prendere una decisione. Sarà indecisione la mia, probabilmente, ma non credo di essere l'unico a cui sono sorti dubbi e problemi di coscienza, in merito alla responsabilità che mi assumerei, in un caso o nell'altro.
In conclusione, sembra ancora di oservare la scienza in continuo progredire da una parte, ma dall'altra perennemente di fronte al suo limite invalicabile: può molto, può sempre di più, ma tutto quello che può fare resta sempre nei limiti concreti, corporei di tempo e di spazio. E più progredisce, più restringe e assolutizza il valore della vita a quel che l'uomo può percepire con i suoi sensi. Più la scienza riesce a dar spiegazione meccanica di quello che è la vita sulla terra, meno è disposta ad accettare che il principio vitale è qualcosa di diverso, di superiore, di irripetibile e irriproducibile, che va oltre il tempo e lo spazio.